La Pasqua per me è sempre stata la tavola apparecchiata per tutta la famiglia nel giardino di mamma, l’arrivo degli zii a mezzogiorno in punto, giusto in tempo per il primo calice di vino da bere tutti insieme. Poi il pranzo che scorre lento tra le chiacchiere, le risate e la pasta al forno. Le uova di cioccolato da scartare, la colomba da condividere e poi tutti al sole con la tazza del caffè in mano. Quest’anno però sarà una festa diversa e silenziosa. Saremo distanti anche se vicini. Però sarà ugualmente festa, perché se da questo tempo irreale e surreale che stiamo vivendo di qualcosa dobbiamo fare tesoro, è celebrare le piccole cose, quelle importanti, quelle che profumano di famiglia e di amore.

La ghirlanda d’olivo

Così in questi giorni di silenzio e tempo ritrovato, ho pensato di creare delle mie piccole tradizioni pasquali. Dei piccoli gesti semplici e un pizzico creativi; delle coccole per ricordarci che sarà, in un modo diverso, sempre festa, ma soprattutto piccole cose che parlano di casa. Come quella di realizzare con alcuni rami d’ulivo del mio giardino, una ghirlanda da appendere e poi con i rami avanzati creare un piccolo alberello pasquale. Un vaso alto, uova decorate scovate in un negozio durante un viaggio in Baviera e qualche fiocco fatto con lo spago.

Tutto estremamente essenziale e delicato, come l’albero del quale sono fatti. Per me infatti, l’olivo è casa. Il luogo in cui sono cresciuta. Le colline attorno interamente rivestite di questi bellissimi alberi. L’argento delle foglie e il dorato dell’olio in autunno. Colori e profumi che si mescolano ai ricordi più belli, ciò di cui in questo momento abbiamo davvero bisogno.

La dolcezza della crostata

Ho sparso per la casa piccole ciotole in vetro ricolme di ovetti di cioccolato e con alcuni di essi ho pensato di decorare una crostata al limone per rendere più dolci questi giorni di festa. La pasta frolla è una delle cose che più mi piace fare. Mi ricorda mia nonna Lucia e la sua cucina, sempre in fermento e con quel profumo inconfondibile di burro che ti accoglieva quando aprivi la porta. E poi i limoni del nostro Lago (in questo caso del giardino di mamma Loredana), che con il loro colore giallo acceso e il loro profumo inconfondibile, mi riportano subito in estate, al luccichio dell’acqua e alle meravigliose giornate di sole.

Piccolo tips: al posto del burro classico nella frolla, ho usato l’olio dei nostri olivi. Cosi questa Pasqua saprà ancora di più tradizione, famiglia e casa. 

Il profumo del pane

E poi sfornare il mio primo pane. La soddisfazione e la gioia devo confessare è stata grande. Impastarlo e vederlo crescere nelle venti ore che sono servite alla sua lievitazione. Restare impaziente davanti al forno per aspettare il momento in cui, sollevato il pesante coperchio della pentola in ghisa, avrei visto se davvero il piccolo miracolo era riuscito. E così osservarlo stupita mentre prendeva forma e colore, con la casa che iniziava a profumare di pane e di buono, o come mi ha ricordato il mio amico Sezayi, a profumare di felicità e gratitudine.

Credo davvero che questo tempo cosi difficile, che in alcuni giorni ci mette veramente a dura prova, ci stia regalando però la grande opportunità di tornare ad imparare ed amare di più le piccole cose, i piccoli regali di ogni giorno. La nostra casa. I nostri affetti più cari. O semplicemente le piccole conquiste quotidiane come il pane fatto con le proprie mani e queste nuove tradizioni, che hanno il sapore della tenacia e della consapevolezza. Nonostante fuori ci possa essere il buio, basta davvero poco per riaccendere un pò di luce e di speranza.

Abbiate cura di voi in questi giorni e trascorrete una serena Pasqua casalinga!

La crostata al limone e olio d’oliva

 
Per preparare la pasta frolla io ho usato
  • 275gr di farina per dolci
  • 100 gr di zucchero
  • 1 uovo intero + 1 tuorlo
  • 100 gr olio di oliva
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 1 pizzico di sale

Nella planetaria (ma va benissimo anche una semplice  terrina ) ho unito lo zucchero, il sale, la buccia grattugiata di limone, l’olio, l’uovo intero ed il tuorlo ed ho iniziato leggermente a lavorare il composto. A mano a mano ho aggiunto la farina con il lievito. Quando il composto ha iniziato a formarsi, ho trasferito il tutto sul piano di lavoro ed ho incorporato la farina rimanete fino ad ottenere un impasto che non più appiccicoso. Ho steso la frolla in uno spessore di 5 mm e poi l’ho adagiata sulla tortiera, bucherellandone il fondo con una forchetta. A questo punto ho preparato la crema al limone con:

  • 250 g di acqua
  • 150 g di zucchero
  • 30 g di fecola di patate
  • 30 g di burro
  • 1 uovo
  • 1 limone

Ho mescolato lo zucchero con la fecola e la scorza di limone grattugiata e poi aggiunto l’acqua, mescolando bene per non creare grumi. A questo punto ho unito il burro a pezzi e messo sul fuoco fino a raggiungere il primo bollore e fino a quando il composto non si è addensato. Una volta raffreddato, questione di pochi minuti, ho unito, sempre mescolando, l’uovo ed il succo di  limone. In ultimo ho versato il composto nella tortiera e infornato a 170 gradi per 30/40 minuti. Una volta raffreddata la torta, l’ho decorata con degli ovetti confettati colorati e dei biscotti ricavati dalla pasta frolla avanzata.

 

Il mio pane di Pasqua

Per il mio pane, essendo la prima volta e avendolo cotto dentro la pentola di ghisa, ho seguito uno delle ricette trovate in internet. Io ho scelto quella di Chiarapassion per il pane senza impasto o no knead bread. Gli ingredienti che ho usato sono questi:

  • 500 gr di farina : 300 gr di farina per pane e pizza +  200 gr di farina di Manitoba
  • 350 gr di acqua temperatura ambiente
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 gr di lievito di birra secco
  • 5 gr di miele

Ho impastato farina, acqua, lievito, sale e miele con una forchetta. Il composto poi l’ho fatto riposare per 20 ore a temperatura ambiente coperto con la pellicola ben aderente al recipiente. Una volta riposato, l’impasto sarà ricco di bolle. A questo punto va lavorato su un piano infarinato, procedendo alle pieghe: si prende un lembo lo si porta verso l’esterno e poi si ripiega verso il centro. Così per tutti i lati ( è più facile a dirsi credetemi). Ho ricoperto il mio pane con un canovaccio infarinato per altre due ore e poi rovesciandolo nella pentola di ghisa, l’ho cotto a 230 gradi, prima per 30 minuti con coperchio e poi altri 20 senza per la doratura finale.

Se non avete la pentola di ghisa non preoccupatevi ci sono infinite altre alternative: la pentola di acciaio con fondo spesso, contenitore di vetro per il forno o il piatto stesso del forno. Unica cosa, che anch’io ho imparato leggendo le varie ricette, è che il contenitore va sempre messo in forno mentre questo raggiunge la temperatura,, perché il pane va poi rovesciato nel contenitore bollente!

Sono Valeria, la custode del Civico: ti accolgo a Verona, sul Lago di Garda e nel mio shop online.