L’arrivo in Islanda.
La mia prima volta in Islanda inizia con un volo del mattino presto da Milano Malpensa. Uno scalo rapido a Copenaghen, giusto il tempo di un cappuccino e di un chocolate bun da Copenhagen Coffee Lab, e poi di nuovo in viaggio, direzione Reykjavik con Icelandair.
Il volo dura poco più di tre ore, ma è sufficiente per iniziare a percepire qualcosa di diverso. Avvicinandosi all’Islanda, dai finestrini si nota subito il cambio di luce: più fredda, più netta, quasi irreale.
In volo apro Un italiano in Islanda, il libro che avevo scelto per accompagnarmi in questo viaggio, e inizio a immergermi nei racconti e nella storia di questa terra. Il tutto con un tè caldo servito in simpatici bicchierini natalizi, primo dettaglio che mi fa sorridere.
All’arrivo a Reykjavik, la foto di rito davanti all’insegna “Exit to Iceland” e poi fuori, nella frizzante aria islandese. Sono circa le quattro del pomeriggio, il sole sta già iniziando a calare, ma il paesaggio è esattamente come me lo aspettavo: essenziale, potente, sospeso. Islanda, terra di ghiaccio e di fuoco.
La prima sera e la prima notte scorrono morbide e gentili. La città accoglie con tutta la poesia del Natale nordico. Dalle finestre — spesso senza tende — si intravedono alberi di Natale, stelle luminose, ghirlande. Decorazioni semplici, curate, che raccontano un modo diverso di vivere questo periodo dell’anno.
Sistemati i borsoni in hotel, esco per una prima passeggiata lungo Laugavegur, la via principale della città: caffetterie, ristorantini, negozi, librerie, locali. Faccio qualche piccolo acquisto e poi ceno da Old Iceland, un ristorante intimo e accogliente di cucina tipica. Assaggio l’agnello islandese e una deliziosa zuppa di funghi: perfetti per concludere il primo giorno.
Primo Giorno : Reykjavik.
La sveglia suona alle 8. Fuori è ancora buio. Il primo caffè lo bevo sul terrazzino, avvolta nell’aria fredda e pulita del mattino. Qui il sole sorge alle 11.30, così dopo colazione mi incammino verso il porto. La prima tappa è Harpa, la sala concerti e centro congressi di Reykjavik, uno dei simboli architettonici della città. La sua facciata di vetro, progettata dallo studio Henning Larsen insieme all’artista Ólafur Eliasson, riflette il cielo, il mare e le stagioni, cambiando continuamente aspetto. Harpa ospita l’Orchestra Sinfonica e l’Opera islandese ed è uno di quei luoghi che si attraversano lentamente, osservando come la luce entra e si trasforma.
All’interno provo l’esperienza Volcano Express, un breve cinema interattivo di nove minuti che racconta la natura, la storia e l’ecosistema dell’isola. Un’introduzione perfetta per capire dove mi trovo.
Proseguo poi verso il centro storico, dove scopro la più antica libreria di Reykjavik, Verslunin Bræðurnir Eysólfsson. Una libreria bellissima, con libri islandesi, cartoleria pregiata, cartoline e candele, tutta addobbata per Natale con rami di pino, fiocchi rossi e luci soffuse. Qui acquisto degli acquerelli ispirati ai colori dell’Islanda, realizzati con pigmenti ricavati dai minerali dell’isola, un piccolo souvenir che porterò con me a lungo. Nel pomeriggio esco in barca nella baia di Faxaflói per un’escursione di whale watching. Il mare è scuro, l’aria pungente, l’orizzonte ampio e silenzioso.
In tarda giornata mi sposto da Reykjavik verso Hafnarfjörður, dove alloggio all’Hotel Viking, un posto spartano e divertente, a tema vichingo. Un hotel che, in modo semplice, riesce a evocare spirito di avventura e accoglienza, tipici dei viaggi nel grande Nord. Una breve passeggiata tra le strade del centro, illuminate da decorazioni natalizie che rendono l’atmosfera ancora più magica e suggestiva. La giornata si chiude con una cena nel bellissimo ristorante Kryddveitingahúsið, perfetta conclusione di un primo giorno intenso e pieno.
Secondo Giorno : Penisola di Snæfellsnes.
Il secondo giorno inizia da Hafnarfjörður, direzione penisola di Snæfellsnes. Ci aspettano circa due ore e mezza di strada, ma prima c’è una sorpresa che la nostra guida decide di regalarci. La prima tappa è Ytri Tunga, la spiaggia delle foche.
Una di quelle sorprese silenziose che non fanno rumore, ma ti restano addosso a lungo.
Il paesaggio è costiero: montagne, muschio, rocce. Una passeggiata sulla spiaggia lavica nera conduce fino all’oceano, dove è possibile ammirare le foche — placide, curiose, a tratti sospettose — spesso sdraiate sugli scogli a pochi metri dalla riva. Si lasciano osservare e fotografare, a patto di mantenere sempre la giusta distanza.
Tutto qui è morbido, quieto, contemplativo. Il vento, il rumore delle onde, una luce bellissima che cambia continuamente. Risalendo dalla spiaggia la luce diventa più chiara e luminosa e, sullo sfondo, appare una casa-fattoria: marrone scuro, con il tetto rosso, incorniciata da montagne innevate. Un contrasto di colori e atmosfere che sembra racchiudere l’essenza dell’Islanda. Lasciamo la spiaggia delle foche e ripartiamo in van verso Arnarstapi, un piccolo villaggio di pescatori affacciato su alcune delle scogliere di basalto più suggestive dell’isola. Le forme della roccia sono irregolari, scolpite dal tempo, mentre l’oceano si infrange con forza contro queste pareti mastodontiche.
Qui il tempo cambia di minuto in minuto: sole, vento, pioggia, ancora vento. Ogni variazione crea nuovi giochi di luce e colore: cieli limpidi che diventano improvvisamente nuvolosi, sfumature rosa, velature quasi romantiche. Il panorama è tutto insieme: imponente, poetico, maestoso, struggente. Ghiacciai, vulcani, scogliere, il rumore profondo dell’oceano, colori vibranti e contrasti quasi surreali. Davanti a una natura così potente ci si sente piccoli, vulnerabili, spettatori silenziosi di qualcosa che va oltre ogni misura.
Terzo Giorno : Il Circolo d’Oro
Il terzo giorno è dedicato al Circolo d’Oro, Gullni Hringurinn: uno degli itinerari più iconici d’Islanda. Un percorso che attraversa alcuni dei luoghi più rappresentativi del paese, dove natura e storia si intrecciano in modo potente — cascate, faglie geologiche, geyser e paesaggi che raccontano l’origine stessa di quest’isola.
Partiamo dal villaggio di Stykkishólmur in direzione del Circolo d’Oro. Ci aspettano circa due ore e mezza di strada, immerse nei paesaggi islandesi che scorrono lenti fuori dal finestrino. È mattina presto: l’alba colora il cielo e compaiono quelle nuvole iridescenti, tipiche delle latitudini polari, che sembrano dipinte più che reali. Arriviamo finalmente a Þingvellir. Un luogo potentissimo, sia per il paesaggio che per la sua storia. Qui si incontrano e si separano la placca tettonica nordamericana e quella euroasiatica. Si cammina letteralmente tra due continenti, attraversando faglie e spaccature della terra. È un’esperienza fisica, quasi primordiale, che rende tangibile la forza silenziosa del pianeta.
Þingvellir è anche considerata la culla della democrazia islandese. Proprio qui, nel 930, nacque l’Alþingi, uno dei parlamenti più antichi del mondo. Camminare in questi luoghi significa attraversare non solo un paesaggio naturale straordinario, ma anche un pezzo di storia collettiva. Il panorama è ampio, aperto, essenziale: roccia, lava, faglie, cascate, distese d’acqua e natura incontaminata a perdita d’occhio. Tra i luoghi più iconici ci sono le cascate Öxarárfoss e la celebre fessura di Silfra, dove l’acqua è così limpida da sembrare irreale. Öxarárfoss nasce dal fiume Öxará e cade dentro una frattura lavica, propio tra le placche tettoniche: ghiaccio, basalto nero e rumore fragoroso dell’acqua. Questo scenario così potente, quasi austero, spicca uno degli angoli più fotografati del parco: cinque casette bianche e una piccola chiesa, Þingvallakirkja, oggi residenza estiva del Primo Ministro. Un dettaglio umano e delicato, che crea un contrasto sorprendente con la vastità del paesaggio circostante
Dopo Þingvellir ci spostiamo verso Haukadalur, la valle geotermica più famosa d’Islanda. È qui che si trova Geysir, il geyser da cui deriva il nome stesso di questo fenomeno naturale. Oggi è quasi inattivo, ma poco distante c’è Strokkur, che erutta regolarmente ogni cinque-dieci minuti, lanciando acqua bollente fino a venti o trenta metri d’altezza. Intorno, il paesaggio cambia completamente. La terra è color ocra, il vapore sale continuo dal suolo, l’aria profuma intensamente di zolfo. Pozze d’acqua ribollono sotto gli occhi, come se la terra respirasse. La sensazione è primordiale, quasi ancestrale, e racconta con chiarezza quanto questa natura sia antica, viva, potente.
Lasciamo la valle geotermica e riprendiamo la strada verso Vík, facendo l’ultima tappa del Circolo d’Oro: Gullfoss, le “cascate d’oro”. Sono tra le più famose d’Islanda e si trovano all’interno del canyon del fiume Hvítá. Il suono di Gullfoss è impressionante, profondo. La cascata non si mostra tutta in una volta: si scopre poco a poco, man mano che ci si avvicina. È una cascata a due salti che si getta dentro un canyon di roccia vulcanica. Ci sono due punti panoramici da cui osservarla, e da entrambi l’acqua sembra scomparire nel nulla, inghiottita dalla gola della terra. Ci fermiamo per un ristoro veloce: una zuppa di gulasch calda, perfetta dopo una giornata all’aperto. Quando usciamo, il cielo inizia a cambiare colore. Il tramonto colora tutto di rosa, rosso e arancio, in tonalità vibranti e accese, qualcosa di davvero straordinario.
Arriviamo infine a Vík, all’Hotel Katla, dove trascorriamo l’ultima notte di questo 2025. Qui, con il buio e il silenzio del sud dell’isola, c’è una speranza che accompagna la sera: riuscire a vedere l’aurora boreale La giornata si chiude così, con la sensazione di aver attraversato qualcosa di più grande. Il Circolo d’Oro non è solo un insieme di luoghi iconici, ma un continuo confronto con la forza della terra: acqua che ribolle, vapore che sale, cascate che scavano la roccia senza sosta. A fine giornata resta addosso una stanchezza piena, buona. E la consapevolezza che qui, più che altrove, la natura non si visita: si ascolta. Con rispetto, con silenzio, lasciandosi attraversare.
Quarto giorno : Seljalandfoss, Sólheimajökull e Skógafoss.
Il quarto giorno inizia da Vík. È il primo giorno dell’anno. Il sole deve ancora sorgere e la prima luce è debole, fredda, quasi timida. In circa trenta minuti raggiungiamo Seljalandsfoss, una delle cascate più spettacolari dell’isola, con i suoi 54 metri di caduta.
La sua particolarità e la sua bellezza è il sentiero panoramico che passa proprio dietro il potente getto d’acqua. In inverno, quando il percorso è aperto, servono ramponi per non scivolare sul ghiaccio e un poncho è indispensabile: bagnarsi è inevitabile.
La fatica, però, è ampiamente ripagata. Osservare la cascata da dietro, sentire la forza dell’acqua così vicina, da un punto di vista unico e privilegiato, è un’esperienza intensa, quasi fisica. Poco distante si trova Gljúfrabúi, spesso chiamata la “cascata nascosta”.
Per raggiungerla si attraversa un breve tratto d’acqua e ciottoli, entrando in una sorta di fessura nella roccia.
Qui la cascata appare all’improvviso, raccolta, intima, come un segreto custodito dalla montagna. Ripartiamo poi velocemente verso il Sólheimajökull, una lingua glaciale che scende dal Mýrdalsjökull. Qui il ghiaccio non è completamente bianco: è grigio, nero, striato di cenere vulcanica. Davanti al ghiacciaio si apre una laguna glaciale che riflette il cielo, mentre il ghiaccio scricchiola, si muove lentamente, vivo.
È uno di quei luoghi in cui il tempo si percepisce davvero. Si infilano ramponi, casco e imbracature e, accompagnati dalla guida, in rigorosa fila, iniziamo a salire sul ghiacciaio. Ogni passo è misurato, ogni suono amplificato. La sensazione è quella di camminare su qualcosa di antico, fragile e potentissimo allo stesso tempo. Camminare sul ghiaccio è un’emozione difficile da raccontare. Osservare i crepacci, le fessure, guardare sotto le trasparenze del ghiaccio, immaginarne la storia e ascoltare i suoni profondi del ghiacciaio. È una sensazione potente e meravigliosa poterlo ammirare da così vicino, contemplarlo ed essere, per un momento, parte di questa natura immensa.
È un’esperienza rigenerante, appagante, quasi rassicurante. Ci si sente piccoli, sì, ma allo stesso tempo parte di un tutto più grande. Camminare su questa lingua glaciale millenaria dà la misura del tempo e del nostro posto nel mondo.
Dopo la discesa dal ghiacciaio, è il momento dell’ultima tappa della giornata: Skógafoss. Una cascata imponente, con i suoi 62 metri di caduta, larga, dritta, potentissima. L’acqua precipita come una parete continua, sollevando una nebbiolina in cui, a tratti, fa capolino un arcobaleno. Ci sono due punti da cui osservarla. Dal basso, al centro del piccolo ruscello che nasce dalla cascata, per una vista frontale e scenografica. E dall’alto, raggiungendo una lunga scalinata di 467 gradini. Da qui lo sguardo abbraccia la potenza della caduta, la valle circostante e, più in là, il mare e l’orizzonte. Con la luce del tramonto, i colori diventano ancora più intensi e il panorama è semplicemente mozzafiato.
Pranziamo tardi con un ottimo hamburger nel ristorante vicino alle cascate, poi rientriamo a Vík, di nuovo all’Hotel Katla. La giornata si chiude con la cena al Drangar Restaurant, caldo, accogliente, perfetto per concludere questo primo giorno dell’anno.
Ghiaccio, acqua, luce e vento hanno scandito ogni momento, ricordando quanto la natura qui sia viva, in continuo movimento. Un inizio d’anno che intenso e stupendo.
Quinto giorno : Katla Cave, Riserva Naturale di Dyrhólaey e spiaggia di Reynifhjara.
Il quinto giorno in Islanda inizia lasciando l’albergo di Vík. Un luogo cozy e confortevole, in pieno stile nordico, con quelle luci e ghirlande natalizie che ormai mi fanno sentire a casa. Da qui ci spostiamo verso il centro del paese, dove ci aspettano delle jeep enormi che ci porteranno alle Katla Ice Caves. Nell’attesa, un caffè e una cioccolata calda. Poi, con la nostra guida Beda, inizia l’avventura verso il ghiacciaio Mýrdalsjökull. Lasciamo la strada principale e ci addentriamo all’interno del parco nazionale, lungo un percorso fatto di salite e discese ripide, buche, piccoli ruscelli. Intorno, il paesaggio è mozzafiato. Il terreno, coperto dalla cenere del vulcano, assume un aspetto lunare e surreale, come se ci trovassimo su un altro pianeta.
È l’alba quando arriviamo ai piedi del ghiacciaio. Il cielo si accende di sfumature intense di arancio, rosso e rosa, mentre tutto intorno regna un silenzio sospeso. Indossiamo i ramponi e iniziamo la salita, anche qui rigorosamente in fila indiana.
Entriamo nella prima grotta di ghiaccio ed è pura magia. Il ghiaccio è azzurro, bianco, grigio; le sue trasparenze sono segnate e disegnate dalla cenere vulcanica. Addentrandosi, si può sentire il ghiacciaio muoversi, respirare. Lo si può toccare, sentire freddo e vivo sotto le mani: una sensazione intensa, quasi irreale.
Sulla via del ritorno verso Vík, sfrecciamo di nuovo con la jeep attraverso l’interno del parco del ghiacciaio. I panorami si aprono uno dopo l’altro, regalando viste meravigliose sulla natura e sui paesaggi che ci circondano, come un ultimo saluto di questa terra potente e generosa
Dopo le grotte di ghiaccio proseguiamo verso la riserva naturale di Dyrhólaey, un promontorio roccioso affacciato sull’Oceano Atlantico. È famoso per il suo arco naturale scavato dal mare, per le scogliere a picco sull’acqua e per il faro panoramico che domina la costa. In estate è anche uno dei luoghi dove arrivano i puffin, le pulcinelle di mare. Da qui lo sguardo abbraccia le spiagge di sabbia nera che si estendono a destra e a sinistra, infinite. L’area è molto ventosa, ma il panorama ripaga ogni passo: gli scorci sono maestosi, soprattutto con la luce calda del tramonto che accende il cielo e l’oceano di riflessi dorati.
L’ultima tappa emozionante della giornata è Reynisfjara, la celebre spiaggia di sabbia nera. Una spiaggia vulcanica iconica, conosciuta per le sue colonne di basalto, formazioni esagonali create dal raffreddamento della lava e per i faraglioni di Reynisdrangar che emergono dall’oceano. Secondo le saghe islandesi, sono troll pietrificati dalla luce del sole. Il mare qui è spesso molto mosso, imprevedibile, e per questo la spiaggia è considerata una delle più pericolose d’Islanda. Un sistema a semaforo indica il livello di rischio, ricordando che anche con il bel tempo l’oceano può essere potente e insidioso. Si osserva, si ascolta, si resta a distanza.
Prima di rientrare, una breve sosta alla chiesetta di Vík, perfetta cartolina islandese con il suo tetto rosso, e poi un pranzo tardivo con un fish burger al pub Ströndin. Rientriamo in hotel nel tardo pomeriggio, con addosso il vento, il sale e una stanchezza felice. La sera ci regala l’ultimo, incredibile spettacolo: l’aurora boreale. Un cielo che si muove, che danza, che cambia colore. Un momento silenzioso, sospeso, che chiude questa giornata e questo viaggio nel modo più emozionante possibile
La giornata si chiude così, tra il rumore dell’oceano e il silenzio del cielo che si muove. Dopo aver attraversato grotte di ghiaccio, scogliere e spiagge nere, resta una sensazione difficile da spiegare: quella di aver assistito a qualcosa di raro, fragile, irripetibile. L’aurora boreale arriva come un regalo inatteso, lento e luminoso e mette un punto a questo giorno e a questo viaggio senza bisogno di parole. Un ultimo sguardo verso l’alto, poi il buio, il freddo, e una gratitudine profonda per tutto ciò che l’Islanda ha saputo mostrare, senza mai chiedere nulla in cambio.
Sesto giorno : Parco Nazionale di Skaftafell, Jökulsarlon e Spiaggia dei Diamanti.
Il sesto giorno è l’ultimo dedicato al trekking, prima di rientrare a Reykjavik. Si parte dal Parco Naturale di Skaftafell, un’area straordinaria dove si trova il Vatnajökull, il ghiacciaio più grande e conosciuto d’Islanda.
La prima tappa è Svartifoss, una cascata incastonata all’interno del parco, celebre per le sue colonne di basalto scuro che la incorniciano. Proprio queste forme geometriche hanno ispirato l’architettura della chiesa di Reykjavik, Hallgrímskirkja. La cascata si raggiunge con un trekking semplice di circa due chilometri, che parte dal centro visitatori e attraversa un paesaggio fatto di boschi radi e campi lavici, dove la natura cambia continuamente volto.
A pochi minuti di distanza da Skaftafell ci fermiamo poi davanti alla lingua glaciale di Svínafellsjökull. Qui il silenzio è quasi totale. Poche persone, pochi suoni. Il ghiaccio si fa presenza, e nel silenzio si percepisce il respiro lento del ghiacciaio, vivo e in continuo movimento. Un panino veloce in van lungo la strada e si riparte verso uno dei luoghi più impressionanti del viaggio: la laguna glaciale di Jökulsárlón, ai margini del Vatnajökull. Qui enormi iceberg si staccano dal ghiacciaio e galleggiano lentamente verso il mare, cambiando forma e colore, dal bianco lattiginoso al blu più intenso.
È qualcosa di irreale e straordinario poter osservare da vicino questi giganti di ghiaccio, vederli muoversi lentamente sull’acqua, ascoltarne i suoni. Camminare a pochi passi da loro dà la sensazione di trovarsi ai confini del mondo, in un luogo dove il tempo sembra sospeso.
La laguna glaciale è collegata all’oceano da un breve canale, ed è proprio da qui che alcuni frammenti di ghiaccio vengono lentamente trasportati verso il mare. Seguendo questo percorso si arriva a Breiðamerkursandur, conosciuta anche come la spiaggia dei diamanti, ultima tappa della giornata e del viaggio nel sud dell’Islanda. È una spiaggia di sabbia nera diventata celebre per i blocchi di ghiaccio di ogni dimensione che si adagiano sulla riva, brillando come fossero diamanti.
Camminare tra questi frammenti levigati dal mare è qualcosa di profondamente suggestivo: il ghiaccio è trasparente, scolpito, ogni pezzo diverso dall’altro. Le onde dell’oceano si infrangono potenti sulla riva, trascinando e restituendo lentamente questi iceberg, in un movimento ipnotico. Con la luce del tramonto, i “diamanti” cambiano colore e assumono riflessi scintillanti, tra il blu, il bianco e l’argento. Fa freddo, il vento si fa sentire, ma la bellezza del momento tiene tutto in equilibrio. Si resta lì, in silenzio, a osservare.
Infreddoliti ma profondamente grati per questo spettacolo della natura, risaliamo in van. In poco meno di tre ore raggiungiamo Hvolsvöllur, dove ci aspetta l’Hotel Lóa. Un luogo confortevole, cozy, super natalizio, con un bellissimo albero di Natale ad accoglierci. Esattamente ciò che serve dopo una giornata passata nel freddo e nella potenza della natura islandese La giornata si conclude con una sensazione di pienezza quieta. Ghiaccio, acqua e luce hanno accompagnato ogni passo, ricordando quanto la bellezza possa essere fragile e allo stesso tempo fortissima. È l’ultimo vero giorno immersi nella natura del sud dell’Islanda, e resta addosso la gratitudine di averla attraversata lentamente, con rispetto e meraviglia.
Settimo giorno : ritorno a Reykjavik.
L’ultimo giorno di questo incredibile viaggio inizia da Hvolsvöllur, con il cielo che lentamente albeggia mentre ci rimettiamo in strada verso Reykjavik. È un rientro dolce, senza fretta, accompagnato da una luce nuova che cambia completamente il modo di guardare ciò che ci circonda. Arrivata in città, finalmente posso viverla con la luce giusta. Le casette colorate, le strade ordinate, l’architettura essenziale. L’iconica cattedrale che domina il panorama e che avevo già intravisto nei giorni precedenti, ora si lascia osservare con calma. Mi perdo tra i bellissimi negozi, le librerie, i dettagli che raccontano una Reykjavik viva ma mai caotica.
Il pranzo è tipico, semplice, perfetto per salutare l’Islanda anche a tavola. Poi, nel pomeriggio, arriva uno dei momenti più rigeneranti del viaggio: la Sky Lagoon. L’acqua calda, il vapore che sale, l’oceano davanti agli occhi. Un tempo lento, sospeso, che permette di raccogliere tutte le emozioni dei giorni appena trascorsi e lasciarle sedimentare
Questo viaggio in Islanda è stato un attraversamento. Di paesaggi estremi, di luci che cambiano in pochi minuti, di una natura che non si addomestica e non si concede mai del tutto. Ghiaccio, fuoco, acqua e vento hanno scandito ogni giorno, ricordando quanto tutto sia in continuo movimento. Torno a casa con immagini potenti negli occhi, ma soprattutto con una sensazione nuova addosso: quella di aver imparato a rallentare lo sguardo, ad ascoltare di più, a stare dentro le cose senza volerle spiegare subito.
L’Islanda non chiede di essere capita, ma rispettata. Attraversata con silenzio e attenzione. È un viaggio che resta. Nel modo in cui guardo il paesaggio, nel tempo che concedo alle cose, nella gratitudine per la bellezza, anche quella più aspra.
E forse è proprio questo il regalo più grande: tornare con qualcosa che continua a lavorare dentro, anche molto tempo dopo il rientro.
Informazioni utili per organizzare il viaggio.
Bagaglio
Meglio viaggiare leggeri e pratici. I borsoni da viaggio sono più comodi delle valigie rigide, soprattutto se si cambiano spesso alloggi o si viaggia in van. Modelli resistenti e impermeabili, come quelli di The North Face o Patagonia, sono ideali per l’Islanda.
Abbigliamento
Fondamentale vestirsi a strati. Per l’abbigliamento termico è meglio evitare il cotone e preferire lana o cashmere, che tengono caldo anche in caso di umidità. Indispensabili giacca impermeabile, pantaloni tecnici, guanti, berretto e scarpe adatte a pioggia, neve e vento.
Aurore boreali
L’Islanda è uno dei luoghi migliori al mondo per avvistare l’aurora boreale, perché si trova completamente all’interno dell’area di osservazione delle aurore.
Detto questo, non è mai garantita: anche con cielo sereno entrano in gioco fortuna, momento giusto e posizione. Fa parte della magia (e dell’attesa).
Ore di luce
Le ore di luce cambiano molto in base alla stagione:
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Autunno: circa 12–7 ore
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Inverno: circa 7–5 ore
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Primavera: circa 10–18 ore
È importante tenerne conto nella pianificazione delle giornate.
Pagamenti
In Islanda si paga praticamente solo in modo elettronico, quindi non è necessario cambiare euro in corone islandesi. Io ti consiglio Revolut, così puoi avere il cambio in valuta locale senza commissioni e pagare ovunque con facilità.
Clima
Il meteo islandese è estremamente variabile e può cambiare molto velocemente. Anche nella stessa giornata si possono incontrare sole, pioggia, vento e neve. Essere preparati fa davvero la differenza.
Da non perdere
Un’esperienza da fare assolutamente è una laguna termale, come la Sky Lagoon: un modo perfetto per immergersi nello stile di vita islandese, rallentare e chiudere il viaggio in totale relax.
I miei indirizzi del cuore a Reykjavik.
Reykjavik è una città da esplorare a piedi, lasciandosi guidare dalla curiosità.
Tra una passeggiata e un caffè caldo, questi sono i negozi in cui mi sono fermata più volentieri: luoghi curati, ispiranti, dove portarsi a casa un piccolo pezzo d’Islanda.
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Icemart
Souvenir ironici e ben fatti, originali e mai banali. -
Nomad
Concept store contemporaneo, con una selezione di oggetti e abbigliamento dal design nordico essenziale. -
Mýk Iceland
Prodotti naturali per la cura della pelle, ispirati agli elementi islandesi, minimal e coerenti con il luogo. -
Rammagerðin
Un grande classico: artigianato e design islandese di qualità, perfetto per un souvenir duraturo. -
Iceland Memories
Piccolo e curato, ideale per fotografie, oggetti e ricordi legati al viaggio. -
66°North
Brand islandese storico di abbigliamento tecnico, funzionale e riconoscibile. -
Blue Lagoon Store
Per scoprire e acquistare i prodotti skincare legati alla famosa laguna termale. -
Varma
Design islandese contemporaneo, materiali naturali e oggetti essenziali. -
Kóbalt Concept
Un concept store raffinato, con brand nordici e una selezione molto curata. -
Icewear
Altro marchio islandese iconico per l’abbigliamento outdoor, pratico e accessibile. -
The Old Bookstore
Una libreria intima e affascinante, perfetta per perdersi tra libri e oggetti legati alla cultura locale.
Grazie per aver letto questo articolo
Ciao, sono Valeria, la custode del Civico: ti accolgo sul Lago di Garda e nel mio shop online.